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Luxottica porta il Made in Italy a targare i nuovi Google Glass

Chi l’ha detto che tecnologia e design non possono andare a braccetto?
Certamente non Google, che ha scelto di affidare il design dei nuovi Google Glass a Luxottica, leader mondiale del settore del design, della produzione e della distribuzione dei principali marchi di occhiali sportivi e di lusso, portabandiera del Made in Italy nel mondo.

L’obiettivo è conferire un’impronta fashion e cool al nuovo gioiellino di Mountain View. Un’invenzione che promette di rinnovare radicalmente l’user experience del web e il rapporto tra multimedialità e utente, ma a cui ancora manca quel tocco distintivo e quel tanto di portabilità e gradevolezza estetica che – la storia della Apple insegna – può fare la differenza.

Largo, dunque, alla contaminazione tra tecnologia e design, moda e innovazione, lifestyle e ingegneria, coinvolgendo anche i due marchi più famosi di Luxottica: Ray-Ban e Oakley. Una sfida affascinante, tanto per Google quanto per l’azienda italiana, che brucia la concorrenza mettendo un piede, a braccetto nientemeno che con Google, in un settore potenzialmente rivoluzionario, tanto sul fronte dell’industria dell’eyewear, quanto su quello dell’informatica. E con un team di lavoro composto al 75% da italiani.

L’accordo, ufficializzato da poche settimane, arriva al termine di un anno di lavoro propedeutico e a qualche mese di distanza dalla divulgazione di un’altra partnership di pregio: quella tra Vsp Global, leader mondiale nel settore della produzione delle lenti, e Google. Anche in questo caso, non si tratta soltanto di fornire le giuste lenti e le migliori montature ai glasses, la portata dell’accordo è più ampia e coinvolge anche gli ottici, che in un futuro non troppo lontano saranno impegnati in corsi di formazione per imparare a installare i futuristici congegni di Mr G sulle montature. Perché, altra novità dei Google Glass, a un passo dal lancio sul mercato si è deciso di prevedere l’installazione del device anche su lenti graduate.

La portata della sfida dei Google Glass sta tutta qui: abbattere le resistenze psicologiche, estetiche e funzionali che portano una larga fetta del mercato ad accettare con riluttanza di indossare un computer sul viso. «È un problema di moda molto più che di tecnologia» si è lasciato sfuggire più volte Astro Teller, responsabile di Google per il progetto dei Google Glass. Una dichiarazione che fa il paio con quella di Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica: «Pensiamo che sia giunto il momento di unire le competenze, il know-how e la forte attenzione alla qualità del prodotto che ci caratterizzano con l’altissima competenza tecnologica di Google per dare vita a una nuova generazione di dispositivi rivoluzionari».

I Google Glass aspirano ad inaugurare su vasta scala l’era del “wearable computing”, abbattendo la distanza fisica tra computer e corpo umano, con il necessario corollario di comodità e gradevolezza estetica, unite a iper tecnologia all’avanguardia. Fino ad oggi né Google né i concorrenti sono riusciti a trovare la formula magica che consentisse di rispondere a queste esigenze, a causa delle dimensioni della batteria, della necessità di superfici adeguate su cui proiettare le immagini e quant’altro. E i modelli proposti sono risultati nel migliore dei casi sciatti, nel peggiore sgradevoli e scomodi.
Ma con Luxottica dalla sua parte, l’aria che tira sembra diversa.

Blabuzz

Disegni/modelli registrati

Molte richieste di dichiarazione di nullità di un disegno o modello Comunitario registrato (RCD) contengono elementi di prova costituiti da stampe da internet. Queste prove sono spesso rifiutate dalla divisione di annullamento dell'UAMI per il motivo che esse non provano la data di divulgazione del contenuto.
Un modo per aggiungere credibilità alla prova da internet è l'uso del Wayback Machine (www.archive.org) che dà accesso a un archivio di pagine web di riferimento per le date in cui le pagine sono state pubblicate su Internet. Un altro modo è quello di stampare il contenuto delle pagine web con l'indicazione della data di stampa.
Tuttavia, archive.org è ben lungi dall'essere completo e la stampa potrebbe essere effettuata troppo tardi, ovvero dopo la data di deposito del disegno o modello Comunitario registrato. Il problema è noto non solo per l'UAMI, ma anche ad altri sistemi IP Office, in particolare l'Ufficio europeo dei brevetti (EPO). Nelle sue direttive l’EPO dedica un'intera sezione a “Informativa Internet” e la questione di stabilire date.
OHIM recentemente ricevuto una domanda di invalidità nel caso del RCD 1667049-0003 (disegno sotto, a sinistra) è stata contestata la novità, sulla base di prove per un modello anteriore (foto sotto, a destra) postato su un blog Internet.

                


Ispirato dalle direttive dell’EPO, la divisione di annullamento dell'UAMI ha motivato la sua decisione che:
“per una questione di principio, informazioni sul web o in un database online sono considerate pubblicamente disponibili dal giorno in cui l’informazione è stata pubblicamente inserita. I siti internet spesso contengono informazioni altamente rilevanti. Alcune informazioni potrebbero anche essere disponibili solo su Internet in tali siti web. Queste includono, per esempio, le pubblicazioni on-line di registrazioni di disegni da parte degli Uffici IP.
La natura di Internet può rendere difficile stabilire la data effettiva in cui l'informazione è stata messa a disposizione del pubblico, per esempio, non tutte le pagine web citano quando sono state pubblicate. Inoltre, i siti web sono facilmente aggiornabili, ma la maggior parte non forniscono alcun archivio di materiale precedentemente visualizzato, né informazioni che consentano a membri del pubblico – tra cui gli esaminatori – di stabilire con precisione quello che è stato pubblicato e quando.
Teoricamente è possibile manipolare il data e contenuto di una comunicazione su Internet (come lo è con i documenti tradizionali). Tuttavia, in considerazione della vastità e la ridondanza dei contenuti disponibili su Internet, si ritiene molto improbabile che una divulgazione di Internet è stata manipolata (NDR: nel presente caso il Blog era un “blogspot” e quindi datato dal server di Google). Di conseguenza, salvo vi siano indicazioni specifiche contrarie, la data può essere accettata come corretta.
Nel caso specifico, la pubblicazione è apparsa su un blog con l'indicazione esatta della data, anche il momento in cui è stato immessa sul il blog. È nella natura di un blog che si rivolge al pubblico e che i contributi pubblicati siano datati esattamente. Di conseguenza, non vi è dubbio che i progetti prima indicati sono stati messi a disposizione del pubblico alla data indicata nel blog, che è una data oltre i 12 mesi precedenti la data di deposito della domanda di disegno o modello Comunitario registrato.”
Alla fine, l'Invalidity Division ha deciso di dichiarare non valido il design Comunitario registrato in vista della prova derivante da Internet.